
Orientare le scelte dell’ospite con il nudging

Durante una vacanza cambiano spazi, tempi, abitudini e occasioni di scelta. Questo rende il soggiorno un contesto particolarmente interessante per proporre piccoli stimoli capaci di favorire comportamenti orientati al benessere. Ma fino a che punto è corretto orientare le scelte dell'ospite? Ne parliamo con Matteo Galletti, Expert Hub di Five Dimensions Wellness® ed esperto di bioetica e nudging
1.Innanzitutto, che cos’è il nudging?
Il nudging è un modo di orientare le scelte delle persone intervenendo sul contesto in cui esse vengono compiute, senza vietare alcuna opzione e senza introdurre incentivi economici rilevanti. Un nudge è una “spinta gentile” e può consistere, per esempio, nel rendere un’alternativa più visibile, più semplice o immediatamente disponibile.
Alla base c’ è l’idea che le nostre decisioni non avvengano mai nel vuoto: sono sempre influenzate dal modo in cui le possibilità vengono presentate e organizzate. Disporre in una certa maniera gli alimenti in un buffet, indicare il consumo medio di acqua durante un soggiorno o proporre come opzione predefinita il riutilizzo degli asciugamani significa costruire una determinata “architettura della scelta”. Il nudging utilizza consapevolmente questa architettura per favorire alcuni comportamenti, lasciando però alle persone la possibilità di scegliere diversamente.
2. Durante un soggiorno possiamo utilizzare il nudging per incoraggiare le persone a compiere scelte che possono favorire il loro benessere? E dove si trova il confine tra una “spinta gentile” e il rispetto della libertà individuale?
Certamente. Una struttura ricettiva può rendere più facili e visibili le scelte che favoriscono il benessere dell’ospite: proporre cibi salutari in una posizione facilmente accessibile, segnalare percorsi da fare a piedi, offrire occasioni di contatto con il territorio o predisporre ambienti che incoraggino il riposo e riducano lo stress.
Occorre però evitare di dare per scontato che esista un’unica idea di benessere, valida per tutti. Il benessere non può essere definito soltanto dal gestore: dipende anche dai valori, dai desideri e dai progetti della persona. Un soggiorno può essere vissuto come occasione di riposo, di attività fisica, di scoperta culturale o semplicemente di svago.
Il confine non passa quindi tra influenzare e non influenzare, perché ogni ambiente influenza in qualche modo le nostre scelte. Passa piuttosto tra un’influenza che aiuta la persona a decidere e un’influenza che sfrutta le sue vulnerabilità per indirizzarla verso obiettivi che non sono i suoi. La spinta rimane “gentile” se è trasparente, facilmente evitabile e compatibile con una scelta autentica. Diventa problematica quando nasconde informazioni, rende eccessivamente difficile scegliere diversamente o induce l’ospite ad agire soprattutto nell’interesse della struttura, presentando però quella scelta come vantaggiosa per lui.
3. Quali caratteristiche dovrebbe avere un buon nudge nell’ospitalità che sia al tempo stesso utile e rispettoso dell’ospite?
Un buon nudge dovrebbe anzitutto perseguire un obiettivo riconoscibile e ragionevole, come il benessere dell’ospite, la sostenibilità ambientale o un rapporto più consapevole con il territorio. Questo obiettivo dovrebbe essere comunicato con chiarezza, senza messaggi ingannevoli o colpevolizzanti.
Dovrebbe poi essere proporzionato: facilitare una scelta, non imporla. L’ospite deve poter riconoscere l’influenza esercitata e scegliere un’alternativa senza difficoltà, costi eccessivi o sensi di colpa. È importante anche che il nudge sia fondato su informazioni attendibili e che i suoi effetti vengano valutati, evitando di considerare efficace un intervento soltanto perché produce il comportamento desiderato.
Infine, un buon nudge dovrebbe rispettare la pluralità degli ospiti. Non deve trattarli come soggetti incapaci di decidere, ma offrire loro un contesto che renda più semplice riflettere e agire in modo coerente con i propri valori. In questo senso, un buon nudge non “decide” al posto dell’ospite, ma crea le migliori condizioni perché la persona possa compiere scelte più consapevoli.
Ringraziando il prof. Galletti la prima riflessione che voglio condividere è la seguente: quante strutture comunicano adeguatamente il loro intento, l’obiettivo che vorrebbero raggiungere come ad esempio aiutare a percepire un miglior benessere o persino stimolare soggiorni più lunghi poiché favorevoli a soddisfare le aspettative di un soggiorno soprattutto quando il tema del benessere è centrale.
E poi, come fare a rispettare la pluralità degli ospiti se non cerchiamo di conoscere i reali bisogni? Che senso ha spingere perché escano in mountain bike quando sarebbe più utile per quell’ospite socializzare con altre persone mentre fa la pasta in casa?

