
Come costruire un soggiorno benessere

Dormire meglio, muoversi, mangiare diversamente, avere più tempo per sé e per gli altri, stare nella natura. In vacanza possiamo cambiare ritmi e abitudini e, per qualche giorno, uscire dagli automatismi della vita quotidiana. Può diventare anche un’occasione per osservare il nostro stile di vita e capire di cosa abbiamo bisogno per stare meglio?
Ne parliamo in un’intervista al dott. Vincenzo Primitivo, medico esperto di longevity medicine e membro dell’ Expert Hub di Five Dimensions Wellness®.
1. Un tempo si partiva anche per “lasciarsi andare”; oggi sempre più persone cercano una vacanza per stare meglio. Quali sono gli squilibri più comuni del nostro stile di vita sui quali anche una vacanza può farci riflettere?
Diciamo innanzitutto che lasciarsi andare in vacanza va bene a patto di farlo con un criterio scientifico di fondo.
Nella nostra vita quotidiana gli squilibri principali sono legati ad una errata alimentazione, un movimento non adeguato, un sonno non ristoratore, l’accumulo eccessivo di tossine ambientali e soprattutto la cattiva gestione dello stress psicologico. La vacanza ideale dovrebbe permettere quindi di recuperare in parte questi squilibri attraverso un’attenzione mirata. Al tempo stesso una vacanza può fornire anche una “cultura” sul tema del benessere che le persone possono poi portare a casa e applicare nella loro vita quotidiana, poiché i benefici vanno coltivati con costanza.
2. Da un lato vediamo moltissime proposte di vacanze benessere abbastanza standardizzate, dall’altro cresce la richiesta di personalizzazione, soprattutto nelle strutture che parlano di longevità. Dobbiamo arrivare a portare i medici nelle strutture ricettive? E, se sì, che cosa dovrebbe essere osservato della persona per costruire una proposta realmente personalizzata?
È una bella domanda, potrebbe essere la soluzione ideale ovviamente ma è difficilmente percorribile; fondamentale sarebbe invece che nelle strutture ricettive si codificasse un programma scientificamente validato da un medico, anche non presente in struttura, che regoli precisamente cosa mangiare, come muoversi, quando dormire, come disintossicarsi e come rilassarsi. La personalizzazione potrebbe poi essere applicata da operatori presenti in struttura, magari formati dal medico stesso, che accompagnano il cliente nel loro percorso di vacanza e seguendo quei precetti scientifici validati di cui parlavamo prima.
3. Forse dovremmo imparare ad ascoltarci un po’ di più e domandarci come stiamo veramente. Proprio per questo mi hai aiutato a realizzare il Well-Being Self-Assesment, oggi in fase di sperimentazione, che invita l’ospite a osservare come si sente all’inizio e alla fine del soggiorno nelle cinque dimensioni del benessere. Che valore può avere uno strumento di auto-osservazione di questo tipo?
Direi che serve soprattutto a mettere lo sguardo su se stesso, a percepirsi profondamente in relazione alla propria salute e soprattutto a notare i cambiamenti che intervengono nel proprio corpo quando si applicano interventi appropriati di benessere generale; questo servirà inoltre a fornire motivazione profonda per continuare, nei limiti del possibile, ad applicare anche nella propria vita quotidiana quelle regole, quei precetti, che sono stati imparati e trasmessi nel periodo di vacanza. Questo strumento può superare il rischio di essere attratti da un’idea di benessere che non risponde veramente al proprio stato e quindi dare una “spinta gentile” all’auto osservazione e conoscenza di sé sempre più difficile con i tempi che corrono. Allora una vacanza orientata al benessere può iniziare proprio da una fotografia della propria complessità guardando come si sta sul piano fisico, relazionale, ambientale, mentale e spirituale.
Ringraziando il dott. Primitivo aggiungo una breve riflessione personale. Io credo che affinchè un soggiorno possa soddisfare le aspettative di benessere degli ospiti è importante che ci sia partecipazione attiva, consapevole e voglia di mettersi in gioco da parte degli ospiti stessi. Perchè tutto sommato quello sono persone che molto spesso chiedono un cambiamento, ma sappiamo bene che senza intenzione e azioni coerenti, che a volte possono anche essere scomode, come piccole rinunce, come guardarsi veramente dentro, o sperimentare qualcosa di nuovo, il cambiamento difficilmente accade.
Allora il nostro compito è offrire servizi, assistenza, ispirazioni, empatia, gentilezza, competenze sempre più elevate, ma anche creare un relazione tale da poter chiedere di "partecipare" e di costruire insieme.

